Sergio Marcelli

SERGIO MARCELLI EFFIGIEM BRAMATI FECIT

di Chiara Canali

“Effigie Bramati” è un inedito ed enigmatico ritratto dell’artista in forma di video-installazione, realizzato dal fotografo e videoartista Sergio Marcelli che rilegge la ricerca di Simona Bramati sviscerandone i profondi e misteriosi intrecci esistenziali tra vita ed arte.

Il video, della durata di 6 minuti e girato in Super 8 con interventi digitali, prende avvio dal ritratto fotografico in argento annerito per un alchemico miscuglio di luce e idrochinone, che richiama alla mente i ritratti in posa al dagherrotipo, di formato ovale, di fine Ottocento. La durata lenta dell’esposizione fotografica immobilizza il soggetto, isolato dal contesto e bruciato a intermittenza da una fonte di luce abbagliante, che si muove con velocità sul volto dell’artista dando avvio alla sequenza filmica. Il contrasto luce e ombra si acutizza nei frames successivi fino a divenire lancinante, così da lasciar presagire il progressivo trapasso dal ritratto di Simona Bramati a quello di Basileia, la Regina del Regno Oscuro, prima e poi a Basileus, il Re, sancendo la definitiva sovrapposizione tra la reale immagine dell’artista e quella ideale delle figure che abitano l’universo parallelo della sua pittura.

Attraverso la fotografia e il video, Sergio Marcelli ricostruisce una proiezione visionaria delle profonde tensioni psichiche insite nella natura umana, scoprendone i legami con una dimensione anti-realistica, epica ed utopica, che esula dal qui ed ora fisico e concreto che si presagisce attraverso di esso. Per Sergio Marcelli un’opera d’arte, e quella di Simona Bramati ne è l’esempio, si concepisce come un quid che si discosta dalla mera rappresentazione del reale per indagare una dimensione lontana e invisibile a partire dalle coordinate spazio-temporali del presente. La musica solenne e assordante, più un fischio sordo che una melodia strumentale, introduce in quello stato

di trance annebbiata che si associa alla visione onirica del sonno. A questo punto l’empatia tra l’autore e soggetto, che si era suggellata nel sogno ipnotico della visione, si stempera nel drastico ritorno alla realtà del presente, concretizzata nei fotogrammi di un giardino verde, dai tratti realistici, in cui si muovono le galline e i galli che appartengono alla vita domestica dell’artista. E come il sogno è cominciato, così si interrompe bruscamente con la proiezione nitida del ritratto di un animale domestico, la gallina che, come Sergio Marcelli ha sottinteso nel raffronto fotografico, prefigura, attraverso la tensione al volo, l’aspirazione dell’artista a fuggire nella dimensione visionaria, mitica e memoriale, della pittura.

(Lachesi. Filatrice del destino, catalogo, Jesi 2007)

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