Sergio Marcelli

RITRATTI D'OMBRE

di Gabriele Tinti

Sergio Marcelli pratica la fotografia come strumento di rilevazione antirealistico che esula dal qui ed ora fisico e concreto ma che, attraverso di esso, cerca un altrove che intuisce presente. Per fare ciò egli si serve di una modalità del fare tra le più tradizionali: il ritratto. Quindi è nelle linee, nei corpi e nei volti delle cose, soprattutto dell’uomo, che Marcelli cerca il senso. Perché allora proprio il ritratto? perché questo esige un movimento complesso, anzi il più complesso nel rappresentare: quello di saper vedere attraverso la morte di ciò che si va ritraendo, in quanto ritrarre è esplicitare l’essenza di qualcosa che è già diventato altro da sé. Inoltre per un buon ritratto bisogna che ci sia complicità ed empatia vissuta tra l’autore e il soggetto. Affinché ci sia una buona morte è necessario che entrambi condividano intensamente quel momento. E’ da questa posizione interessata e profondamente umana che scaturisce quella energia, l’unica energia capace di liberare le cose dalla pesantezza della propria fisicità così da poterle finalmente vedere assieme, come corpo ed ombra del corpo. Così, per lui solo così, si può concepire un’opera: come qualcosa che esuli la mera rappresentazione e che invece abbia la forza di indagare le ombre e le linee - il corpo - che queste ha provocate. Ma è un gioco complesso e funambolico questo che si vuole condurre con il tempo, con lo spazio, con il soggetto e se stessi (autore) nel tempo e nello spazio, oltre che nel mezzo. Ma si sa, la fotografia ha il misterioso e suggestivo potere di rendere visibile ciò che non lo è, o per lo meno di suggerirlo e quindi di pensarlo possibile. Che sia inganno o realtà non c’è dato saperlo, fatto è che a Marcelli questo gioco, questa sottile suggestione, piace fortemente. Per ciò rallenta le durate di esposizione, guerreggia intervenendo con delle fonti luminose e isola dal contesto, talvolta immobilizzandolo comunque sia sempre lasciandogli piena libertà di movimento, il soggetto. Tutto questo per meglio trarre da ognuno quel po’ di reale che sia autentico, quel po’ d’ombra e di memoria che basti a testimoniare una qualsiasi profondità adatta al mutamento. Marcelli crede davvero che nell’ombra, quindi nel riflesso dei tratti d’un corpo, non si depositi e si esaurisca tutta la realtà possibile.

(Tratto da Tre di tre, Antica fornace Laterizi, catalogo, Serra de’ Conti, 2006)

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